Giuseppe Bergamaschi, nella sua "Guida sull'uso pratico delle acque di San Pellegrino ( Bergamo,Mazzoleni,1839) scriveva "...la sorgente minerale celebrata da tempi remoti è di polla perenne assai abbondante...", quanto allo stabilimento diceva "...il locale ha stanze ben costruite, nette, ben provveduto di mobilie; le vasche di marmo pulitissimo; vi si trovano locali di ricreazione, oltre ogni soccorribile per gli ammalati, coi necessari apparati per i bagni a vapore, docce di varia forma, e a diverse altezze cadenti sul corpo per applicarle alle diverse infermità. A tutto ciò vuolsi aggiungere un buon numero di comodi fabbricati, di alberghi qua e là spersi nel villaggio a disposizione del forestiere...". Sempre il Bergamaschi indica che da Bergamo si raggiunge San Pellegrino percorrendo la strada Regia...", e cita anche "una seconda sorgente piuttosto copiosa scoperta nel 1838 per caso, in un fondo di regione del sig. Giuseppe Salaroli", scoperta che ha dato luogo a gare e a dispute per la concorrenza con la fonte primaria.
Nel 1841 la signora Ester Palazzolo, divenuta unica proprietaria, chiede di procedere alle opere di ampliamento del suo stabilimento; il risultato di queste migliorie è così riportato nelle "Nuove considerazioni teorico pratiche delle acque di San Pellegrino del Dott. Achille Filippini Fantoni (Bergamo, Crescini 1846) ... "alla naturale salubrità e aminità dell'ubicazione...la provvida saggezza dei proprietari di dette acque minerali ha aggiunto la bellezza, comodità, eleganza ed ampiezza di appositi stabilimenti... con numerose stanze da letto ben areate e comode vaste sale di conversazione, caffè, cortili, giardinetto, ottimo servizio,..."
Il 1848 segna per San Pellegrino una tappa importante per il riacquistato interesse intorno alle sorgenti di acque minerali, interesse che si accentuerà sotto il dominio austriaco, segnando la premessa della fortuna futura del territorio.
L'Austria divide la provincia bergamasca in tre distretti: Almenno, Zogno e Piazza Brembana; San Pellegrino viene assegnato a Zogno. Sta di fatto che il quadro generale economico non cambia sostanzialmente; si modificano invece i flussi migratori che, dopo la metà del secolo, trovano nuovi sbocchi in Francia, in Svizzera e nelle Americhe.
Sempre 1848 San Pellegrino diventa rifugio di numerosi parenti di patrioti impegnati a guidare l'insurrezione di Bergamo che si accompagna e segue alle Cinque Giornate di Milano.
La persona più eminente di questo periodo è la consorte del patriota G.Battista Camozzi, Giovanna Giulini Della Porta in Camozzi, la quale trova rifugio insieme ad altre famiglie di Bergamo nell'ospitale stabilimento della signora Ester Palazzolo, mentre il marito e il cognato, legati a Mazzini e Garibaldi, sono impegnati nella lotta di insurrezione. Esiste un lungo carteggio tra la Contessa - che scrive proprio da San Pellegrino- e i sui cari in cui viene messo in luce il vivace patriottismo della stessa che condivide le sorti del marito e dei familiari.
Tra i fuggiaschi che da Bergamo si rifugiano in Valle Brembana nel 1848, all'indomani della disfatta di Novara, per il temuto ritorno dell'Austria, si trova pure il poeta Ruggeri da Stabello che, nei suoi testi "Poeti e Poemi del Brembo" rievocherà il percorso della sua fuga.
Dopo la terribile sconfitta e la perdita di ogni speranza con la capitolazione di Brescia, trovano ospitalità nell'ottimo salotto della signora Palazzolo, proprietaria dei bagni di San Pellegrino, patrioti, poeti e uomini di cultura.
I rapporti di amicizia dei fratelli Camozzi con i patrioti della Valle e di San Pellegrino, facilitano di molto la diffusione della propaganda e l'arruolamento dei volontari alle guerre di Indipendenza; fra questi si ricordano Orlandini G., Frassoni P., Zanchi P., Baroni B., Gandi D. e numerosi altri.
Dal carteggio del Cap. Rag. Carlo Della Chiesa risultano altresì numerosi sampellegrinesi arruolati tra i garibaldini: Astori F., Pesenti F., Baroni A. e altri.
Nel 1860 con la proclamazione del Regno d'Italia e la divisione del territorio in province San Pellegrino ha il suo primo Sindaco nella persona del Rag. Carlo Della Chiesa che amministrerà il decennio 1861/1870.
La prima preoccupazione dell'Amministrazione comunale è quella di aprire una farmacia che verrà realizzata in San Pellegrino con decreto del Ministero dell'Interno il 21 luglio 1862. Il primo farmacista è il Dott. Mosè Torricella, illustre garibaldino, seguiranno altre personalità illustri tra cui il Dott. Augusto Bonapace, coadiuvato dal figlio Ermanno. L'Amministrazione Della Chiesa si adopera altresì ad ottenere la linea telegrafica San Pellegrino- Bergamo.
Nel 1871 Augusto Beaux apre il primo stabilimento filatoio, sotto la chiesa parrocchiale, utilizzando la larga disponibilità di rogge derivate dal Brembo come forza idraulica dei macchinari tessili, e la manodopera femminile già specializzata nella Valle ed in San Pellegrino, con l'assunzione anche di orfanelle come operaie con la sola retribuzione del vitto, del vestiario e dell'alloggio; quest'ultime cesseranno la loro attività nel 1904 con la chiusura dello stabilimento.
Succederanno al setificio di Augusto Beaux lo "Iutificio Bergamasco", fino al 1913, e lo "Iutificio Nazionale" per le vaccherie che funzionerà fino al 1961.
Un progetto importante per l'utilizzo della sorgente del Boione, con interventi di canalizzazione, viene attuato grazie all'intervento di un commerciante di legnami dell'alta Valle, Andrea Ambrosioni, che trasferitosi con la sua attività in San Pellegrino, doterà il paese, nel 1898, di luce elettrica.
Nel 1908 si costituisce la società Colleoni - Ambrosioni a cui va il radicale rinnovamento del centro tra il Viale Papa Giovanni e il viale Della Vittoria con l'ampliamento dell'Hotel Excelsior e la costruzione nel 1930, lungo il viale alberato, in luogo delle baracche in legno, degli attuali portici.
Alla fine del XIX secolo, si assiste ad un effettivo cambiamento della struttura economico-sociale di San Pellegrino nonché del suo piano urbanistico.
L'apporto di capitali considerevoli dalla Società Anonima delle Terme, da società private (Pesenti, Licini, Palazzolo; società milanesi Mazzoni, Granelli) dà il via ad una serie di costruzioni legate al termalismo, alla qualità dell'acqua, di seguito riconosciuta in tutta Italia tale da fare diventare San Pellegrino la "Vichy d'Italia". Nel 1901 si inaugura lo stabilimento dei Bagni e della Sala Bibite; dal 1902 al 1907 si assiste alla costruzione del Grand Hotel e del Casinò realizzati dall'architetto Squadrelli con la collaborazione, per il primo, dell'ingegner Mazzocchi.
La realizzazione della ferrovia che attraversa la Valle Brembana, terminata nel 1904, costituirà un'importante via di collegamento con la città di Bergamo.
Nel 1914 anche le scuole che già erano state aperte, con sede non definita, per l'insegnamento" dell'istruzione religiosa, del leggere, dello scrivere, dell'aritmetica, della calligrafia, della grammatica" (da Notizie Patrie), trovano la loro ubicazione nell'edificio attuale sito nel rione di Piazzo Basso, edificio che vedrà diversi ampliamenti e dove tuttora si trova.
Nel 1926 l'asilo infantile, come istituzione benefica, aperto nel 1891, viene eretto ad ente morale e vede la sua espansione ed ampliamento nel 1936, grazie all'opera del benefattore Ezio Granelli, il cui figlio, tragicamente scomparso, dà denominazione di "Giardino d'infanzia Bruno Granelli" alla rinnovata sede.
L'Amministrazione Comunale dà il via ad un programma di strutture urbanistiche che vedono uno sviluppo economico locale in ascesa determinato dall'esportazione dell'acqua minerale, dall'impresa elettro meccanica del gruppo Magrini e parallelamente alla trasformazione della cittadina grazie ad attività edilizie (dal Casinò, al Grand Hotel, dalla Funicolare alle Terme ,ecc) che esprimono il fervore e l'entusiasmo della Belle Epoque.
La presenza di personalità illustri, come viene riportata dal Giornale di San Pellegrino, dalla regina Margherita Di Savoia a Mascagni, Tittoni, Nigra, serve ad offrire non solo una cornice di richiamo e di prestigio, ma anche di importanza come luogo di cultura e di arte. Ma ciò che maggiormente concorse, insieme al complesso di opere e di personaggi autorevoli, a segnare l'ascesa trionfale di San Pellegrino fino a toccare floridezze mai viste come negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, fu l'esercizio quasi ininterrotto del gioco nel decennio 1907/1917.
Un cronista così scrive sul Giornale di San Pellegrino nel 1911: "...Nelle sale del grande Casinò, arredate con squisito buon gusto e scintillanti di luce, si legge, si suona, si danza, si conversa, si giuoca... ma per accedere alle sale da giuoco, è necessario essere iscritti alla Società del Casinò, previa regolare presentazione: a questa società appartengono gli elementi più cospicui della colonia: senatori, deputati, prefetti, ambasciatori, alti gradi dell'esercito."
Nel 1917 l'onorevole Orlando decreta la chiusura delle case da gioco e il nostro Casinò, chiude i battenti il 28 luglio del 1917, concludendo il decennio della sua più florida attività.
Interessanti sono le rievocazioni della Belle Epoque di San Pellegrino fatte da Corrado Pizzinelli in un articolo del 1949 su "Le Vie d'Italia" in occasione dei cinquant'anni delle Terme di San Pellegrino e di Umberto Ronchi per L'Eco di Bergamo, 1957. (V. San Pellegrino Terme, G.P.Galizzi ,1971, p.356-358).