Checché se ne dica, il decennio fra immediato dopoguerra e boom economico, con quel clima di voglia di fare e di rosee previsioni, riuscì proficuo anche alla cultura. Il "Premio Nazionale di Poesia" e gli "Incontri letterari" tra vecchi e giovani scrittori, le due iniziative di maggiore spicco che nel settore possa vantare San Pellegrino, nacquero rispettivamente nel '46 e nel '54.
1946: nella "Gemma del Brembo" è tuttora accasermato un reparto di militari USA; per loro -soprattutto per loro, eleganti nell'attillatezza linda del cachi e carichi di am-lire ha riaperto il Casinò (inteso come roulette e chemin de fer); "Solo me ne vo per la città" e "Pino solitario ascolta" sono i pezzi più richiesti all'orchestrina dei the danzanti del bar "Regina"; i generi di prima necessità restano severamente razionati, eppure c'è in giro tanta joie de vivre.
Alcuni mesi prima, alla scuola di via Vittorio Veneto, io e una mezza dozzina d'altri undicenni sangiovannesi abbiamo superato l'esame d'ammissione alla media; nella cartella, stirata fra antologia e sussidiario, la schisséta d'alluminio con dentro la frittata per il pranzo; però, nel portafogli (réclame della Olivetti), riposava Re Vittorio Emanuele III, effigiato sul foglietto verde-turchino da dieci lire, a tu per tu col biglietto ferroviario di andata e ritorno (seconda classe, ovviamente): un botto di vita per gente in braghe alla zuava; c'erano anche un paio di coetanee in gonnella e calzini bianchi, perennemente pensose d'analisi logica e volume della sfera.
1954: nel Bel Paese non si è più tanto poveri e ci si avvia a diventare belli, come vuole un celebre film di quell'epoca; al bar Frassoni, luogo deputato della jeunesse dorée di San Pellegrino e dintorni, fa novità uno juke-box; in gara per l'hit-parade: "Hig noon", la ballata epica e malinconica lanciata da Franckie Lane in "Mezzogiorno di Fuoco", e "Son tutte belle le mamme del mondo", canzone vincitrice al festival sanremese.
Questo ed altro (ahimè) ho buttato lì, il 7 dicembre 1996 in occasione della proclamazione del vincitore del 10° "Premio di Poesia", abusando della pazienza cortese dei signori che affollavano uno dei saloni del Casinò di San Pellegrino. Ad avventurarmi nell'amarcord, in verità, m'aveva spronato il prof. Vito Foppolo, assessore (pro-tempore) alla cultura e propiziatore della rinascita della manifestazione. Sirena con baffi e senza pinne e coda, l'amico m'aveva persuaso a soffermarmi -autobiograficamente - sugli "Incontri letterari" del '54.
Vivaddio se me li ricordo quei giorni: 16-19 luglio 1954. C'ero anch'io. Da comparsa, naturalmente. Ero fresco di maturità classica e vagabondo di disordinate letture spazianti dai Grandi della narrativa dell'Ottocento europeo (una cotta per i Russi) ai moderni americani e inglesi, Hemingway e Graham Green i prediletti.
Giornate favorite da un cielo splendido, se bene ricordo. "Si incontrano a San Pellegrino / gli scrittori di due generazioni", così "L'Eco di Bergamo" del 15 luglio, titolava un pezzo di don Angelo Ubiali, critico letterario dallo stile forbito e scorrevole alla Ugo Ojetti. "Per la durata di quattro giorni - precisava il sommario - nove scrittori ormai famosi presenteranno 10 scrittori che forse diventeranno famosi". Troveremo lassù, prevedeva l'articolista, dei "vecchi" (tra virgolette, naturalmente) pieni d'esperienza, che non potranno tradire i giovani che presenteranno. V'erano, fra i primi, Cecchi, Ungaretti, Comisso, Repaci, Ravegnani, Maria Bellonci ed Alba de Cespedes (signore dalla bellezza languente, ma non ancora spenta), Montale, Piovene, Diego Valeri, "uomo -chiosava Ubiali- che aborre le presunzioni", e poi Alvaro, del Buono, Flora e Gatto. Nel drappello dei giovani figuravano Italo Calvino, Guido Lopez, Giorgio Bassani, Enzo Bettiza, Zanzotto, Parise, Lucio Piccolo (beh, questo giovane per le lettere, per l'anagrafe sulla cinquantina). Gente di cui avevo sentito parlare, ma che non avevo mai visto. E ora avevo agio di osservarli passeggiare lungo i viali o conversare, seduti ai tavolini del "Colleoni" o di qualche altro caffè.
Il 16 luglio, lo stesso quotidiano, in un servizio non firmato, annunciava che "San Pellegrino è da oggi al centro del mondo letterario". Delle successive corrispondenze venne incaricato Marco Nozza. Le ho rilette. Perdiana, come scriveva: spigliato, ironico, secco: in anticipo di trent'anni sugli altri. E che inventiva. Quartier generale della manifestazione era il Grand Hotel, "fortezza - così la battezzò Nozza - di segreti letterari". E, presentando i vincitori (Rocco Scotellaro - alla memoria - e Umberto Bellistani, "Premio Minerva Italica"), il giornalista scrisse che i "veri scrittori hanno vent'anni per tutta la loro vita".
I premi ammontavano rispettivamente a cinquecento e duecentomila lire. Con centomila si comprava una "topolino" usata. Vivi nella memoria mi sono rimasti Emilio Cecchi, principe dei terzopaginisti del "Corriere", che, paterno e solenne, presenta un giovane autore dai capelli all'umberta e gli occhi celesti, Giorgio Bassani; l'aristocratico Guido Piovene, patrono di uno scrittore dalmata non ancora trentenne: bruno, alto, pallido, nerovestito, Enzo Bettiza; il barone Lucio Piccolo (scoperto da Eugenio Montale) nonché suo cugino, il principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che teneva nel cassetto il manoscritto del "Gattopardo" e che aveva accompagnato il parente nella ville d'eau brembana. I due nobili siciliani erano scesi al Grand Hotel, con chauffeur e cameriere personale al seguito. Il 17 luglio "L'Eco" sbatté in prima pagina una foto con un Ungaretti, vispo ultrasessantenne, che sul viale alberato della cittadina sembra pressare per incunearsi tra un'Alba de Cespedes, divertita e forse leggermente lusingata, e un Diego Valeri sgomitante e ironico. A quest'ultimo spettò di tenere, al Casinò, il discorso di chiusura. Era uno dei pochi senza cravatta, però indossava un gessatino azzurro. Nel mare di fumo-di-Londra e di doppiopetto blu anguileggiava Marco Nozza, scattando foto con una macchina che pareva una fisarmonica e interrompendo, di tanto in tanto, quell'attività per prendere appunti sul taccuino. Mi conosceva. "Per piacere - mi disse- tu che sei di 'ste parti tirami giù i nomi delle personalità della valle, se ce ne sono". Eseguii ed entrai così nel mondo dei gazzettanti. Sicché, alcuni anni più tardi, quella macchina fotografica dall'enorme soffietto ebbi modo d'usarla anch'io.
Bernardino Luiselli