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Aggiornato il 6 Febbraio 2012

La ferrovia

La ferrovia della Valle Brembana, in sigla F.V.B. chiamata in modo affettivo “trenino”, cominciò a funzionare il 1° luglio 1906 quando gli Ing.. Gianfranceschi, progettista dell’opera e Ligabue, direttore dei lavori, giunsero a San Pellegrino Terme in un viaggio di prova a bordo della locomotiva n°1. Si fece gran festa. Come in ottobre quando la locomotiva Westinghouse, a trazione elettrica, giunse per la prima volta alla stazione, appena verniciata, di San Giovanni Bianco. A tal fine era stata realizzata una centrale idroelettrica capace di 65.000 Km in territorio di S.Pietro d’Orzio.

Le prime volontà di dotare la Val Brembana di una ferrovia risalivano al 1885 quando l’Ing. Vittorio Pierfranceschi aveva convinto i tecnici della Provincia della bontà e dell’utilità dell’uso della trazione elettrica approfittando della forza idraulica del Brembo. Superato lo scoglio, dovuto ai propositi governativi di destinare l’uso delle acque dei nostri fiumi ai bisogni energetici della Rete Adriatica (vale a dire delle ferrovie dello Stato) la provincia subconcesse alla neo Società F.V.B., rappresentata dall’Ing. Luigi Albani, la gestione della ferrovia per 70 anni. A Bergamo venne realizzata una splendida stazione centrale: un edificio in stile Liberty, opera dell’Arch.Squadrelli, lo stesso che aveva progettato il Casinò di San Pellegrino e che disegnò le stazioni intermedie da Borgo S. Caterina a San Giovanni Bianco, tutte civettate di Liberty, tinte di rosso di Capri, ben diverse dagli edifici delle stazioni della consorella ferrovia della Valle Seriana, tagliati in modo semplice e rozzo.

L’opera venne portata a termine, a tempo record, in soli tre anni e mezzo. Un lavoro non dei più semplici se si pensa che occorsero ben 73 viadotti e 20 gallerie. Il servizio ebbe inizio con cinque locomotive a vapore, tipo “Orestein”, sostituite nell’arco di un paio di anni, da due locomotori Tibb che diventarono quattro nel 1930. Le carrozze, in totale 23, diversificavano all’interno a seconda delle classi. La prima classe si intonava al floreale squadrellino. I carri merci, funzionali alla domanda della clientela industriale, erano stati fabbricati dalla Società Toselli e dalle Officine Lodigiane, e toccarono nel 1930 il numero di cinquanta, fra carri chiusi, pianali e carri a sponda. Nel secondo dopoguerra fecero la comparsa 4 carrozze rimorchiate da locomotori della Breda. A San Pellegrino Terme funzionava un binario specifico per il carico delle acque e delle aranciate confezionate. I treni passeggeri impiegavano un’ora e 26 minuti (un’ora esatta per il convoglio diretto) a percorrere il tratto Bergamo-San Giovanni. Nel 1933 erano in funzione sei giornaliere di treni di andata e ritorno. Aumentavano a otto alla domenica e nel periodo estivo.

Le stazioni ferroviarie di San Pellegrino disegnate dallo Squadrelli sono pienamente coerenti con l’iter progettuale dell’architettura. Su un percorso di 30.333 Km, disattivato nel 1967, esse offrono un singolare itinerario Liberty: dalla stazione capolinea di Bergamo s’incontrano le stazioncine di Ponteranica-Sorisole, Almè, Villa d’Almè, Brembilla-Sedrina, Zogno, Ambria, San Pellegrino Piazzo, San Pellegrino Terme, San Giovanni Bianco, in un discorso unitario che si esprime con accentuazioni decorative e con timbro più monumentale nelle stazioni funicolari di Bergamo . e in modo più dismesso in altre.


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